Il vaso di Pandora e l’effetto placebo: la via della guarigione

La mitologia greca è fonte di grande saggezza.

Mi piace, in questa sede, ricordare il mito del vaso di Pandora.

Zeus, il padre degli Dei, vuole infliggere una punizione al genere umano accomunandolo a Prometeo, che ha rubato il fuoco agli dei per donarlo agli uomini.  Zeus, quindi, offre a Pandora, bellissima regina greca, un vaso di terracotta, ordinandole di non aprirlo mai.

Ma, si sa, la curiosità è tipica della donna, per cui Pandora, resiste un pò, ma  un giorno, non ce la fa più e  decide di aprire il vaso;  si liberano da esso tutti i mali che fino ad allora erano sconosciuti sulla terra: malattie, dolori, violenze, sofferenze, guerre, invidie etc.

Alla fine, a dimostrazione che nonostante la punizione Zeus amava gli uomini, dal vaso esce la soluzione a tutti i mali: la speranza.

Si tratta non della speranza passiva, cioè della speranza di colui che aspetta passivamente che qualche forza esterna, spinta da pietà o da una semplice supplica, venga a risolvere i propri problemi od i propri  guai. No.

Non siamo su questa terra perchè qualche angioletto lavori e risolva i problemi per noi.

Si tratta della speranza attiva, della speranza che nasce dalla consapevolezza che dentro ciascuno di noi esistono tutte le risorse necessarie per affrontare con efficacia tutti i più grossi malanni e guai che il singolo individuo o l’umanità deve affrontare lungo il suo percorso di vita.

Trattasi di una speranza che impegna e che produce  necessariamente  pensieri, emozioni ed azioni finalizzati   a  trovare la giusta soluzione ai problemi che ci stanno a cuore. 

La speranza attiva risveglia il gigante che stà addormentato dentro ciascuno di noi e rappresenta la vera fonte per lo sviluppo del nostro potere.

La speranza attiva è la chiave per la soluzione di qualsiasi problema individuale o collettivo : vita privata, situazione  finanziaria, malattie, crisi economiche o di qualsiasi altro tipo etc.

L’enorme potere che nasce con la speranza attiva fa miracoli e si  sveglia con l’autostima, con la fiducia in  sè e nelle proprie potenzialità.

La speranza passiva nasce da una scarsa fiducia nelle proprie potenzialità e da una bassa autostima ed alimenta contemporaneamente un senso di impotenza.  Generalmente è la naturale conseguenza di una mancata consapevolezza delle grandi risorse presenti dentro ciascuno di noi e dell’incapacità di afferrare la grandezza del proprio essere.

Non dobbiamo mai dimenticarci di essere fatti ad immagine e somiglianza di Dio, o, se non si è credenti, che siamo il frutto più perfetto e meraviglioso dell’evoluzione di 3 miliardi e mezzo di anni.

Un esperimento particolarmente significativo, per capire come può svilupparsi il senso di impotenza, ce lo forniscono Seligman e Maier che sottoposero un gruppo di cani a delle scosse elettriche inevitabili.

I cani venivano esposti a delle scosse elettriche, a cui non potevano sfuggire in alcun modo, per un numero di volte sufficiente, per sviluppare in loro la convinzione che erano impotenti ad evitarle. Dopo averli condizionati in questo modo, quando li esposero a delle scosse elettriche che potevano evitare, saltando da un compartimento comunicante all’altro, appena si accendeva una luce, non facevano nulla e subivano passivamente le scosse elettriche, al contrario di un gruppo di controllo di altri cani che non erano stati condizionati in senso negativo, per cui alla comparsa della luce saltavano da un compartimento all’altro, evitando così le scosse elettriche. I primi cani hanno subito una forma di addestramento all’impotenza acquisita.

Martin Seligman condusse successivamente un esperimento simile con dei volontari umani esponendoli a dei rumori che non potevano evitare, trovò gli stessi effetti.

Quando si perde fiducia nelle proprie capacità di controllare gli eventi esterni che influiscono su di noi,ci si rassegna e si accetta passivamente tutto ciò che accade.

Quindi tutte le esperienze di vita che vengono vissute come una serie di sconfitte, contro cui non è possibile fare nulla, rischiano di creare questo senso di impotenza acquisita e di provocare conseguenzialmente una scarsa autostima con la convinzione di essere in balia di forze esterne, che è possibile solo accettare passivamente.

Questi meccanismi si possono mettere in moto anche quando si ha la falsa convinzione che contro una determinata malattia non si possa fare nulla.

Diversi studi dimostrano che il senso di impotenza con cui si affronta un’eventuale malattia rappresenta un fattore prognostico sfavorevole.

L’ottimismo, invece, paga e rappresenta un fattore prognostico favorevole.

Seligman indicava un meccanismo simile all’impotenza acquisita nel caso delle “morti Voodoo“, in alcune tribù, in caso di maledizione da parte di un potente stregone. Coloro che erano colpiti da questa maledizione erano certi di morire, per cui si lasciavano andare passivamente, rinunciavano a mangiare, ad impegnarsi, a  lottare, si ammalavano e morivano veramente. Questa è una forma di profezia che si auto-avvera, con la complicità, naturalmente inconscia, del soggetto coinvolto.

La speranza attiva al contrario favorisce qualsiasi processo di guarigione.

Basta pensare all’effetto placebo.

Si intende per effetto placebo l’effetto benefico sulla malattia o sui sintomi a causa dell’assunzione di un finto farmaco. L’assunzione di una compressa di zucchero, di un bicchiere di acqua o di una fiala di acqua distillata può far scomparire un dolore anche grave o migliorare l’evoluzione di diverse patologie. Come nelle morti     “Voodoo”  si tratta di una forma di profezia che si auto-avvera.

La semplce aspettativa di guarigione, da parte del paziente, determina uno stato d’animo che facilita la guarigione, che avviene anche se si somministra un finto farmaco.

Così come esiste l’effetto placebo esiste l’effetto nocebo, cioè l’aspettativa di un peggioramento della malattia, anche se si somministra un farmaco efficace, determina una predisposizione psicologica errata, con uno stato d’animo negativo, che promuove il peggioramento della malattia.

La fede nella guarigione ha, quindi, molte volte, più importanza del farmaco.

Le nostre convinzioni hanno il potere di preparare e di creare la nostra realtà.

le nostre convinzioni diventano la nostra realtà.

Se non siamo soddisfatti della vita che conduciamo la prima cosa da fare è rivedere le nostre convinzioni limitanti. Ciò che riteniamo possibile od impossibile finisce per diventare ciò che si realizza o non si realizza.

Ti invito, quindi, soprattutto quando sei impegnato in battaglie che danno un senso ed un significato alla tua vita a non perdere mai la speranza e la fiducia nelle tue potenzialità.

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